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Rolando e Boromir, eroi oltre il limite

Buon compleanno J.R.R. Tolkien!

Il primo articolo di quest’anno è dedicato ad un amore nato nell’appena concluso 2020: Tolkien. Oggi, 3 gennaio, è il compleanno del Professore che avrebbe compiuto 129 anni.

Un po’ come ogni innamorato parla in continuazione della sua nuova fiamma, così sono io. Tuttavia, c’è un’altra ragione per questo articolo, che è incentrato sul limite. Nell’anno appena trascorso il covid ci ha limitato nelle attività e nei rapporti sociali, ma il 2021 è un anno che si apre con concetto: il limite.

Riprendendo il mio intervento su Radio La voce di Arda, vorrei riflettere su cosa hanno da dirci un eroe antichissimo come Rolando/Orlando e Boromir, l’eroe tolkieniano.

Partiamo da Boromir. Il nostro eroe entra in scena durante il consiglio di Elrond decidendo di parlare prima di Gondor che di sé. “Di Gondor io sono”, quindi si identifica nella città che protegge, è orgoglioso delle imprese che gli uomini di Gondor hanno compiuto e infatti non si reca dal saggio Elrond per chiedere aiuto, ma per via di un sogno.

Tuttavia la sua opinione cambia quando scopre l’Anello e il suo potere. Contraddicendo Elrond che vorrebbe distruggere l’Anello, dice “Il valore ha bisogno della forza, quindi di un’arma” dice, ed è l’essenza dell’eroe epico. L’eroe epico è le sue armi. Ne Il Signore degli Anelli Aragorn ha Anduril, Frodo a suo modo ha Pungolo, mentre ne La chanson de Roland, Rolando ha Durendal. Boromir incarna l’eroe epico e quindi è giusto che pensi all’Anello come ad un’arma.

Questa scena presenta un’analogia con la Chanson de Roland. Durante il Consiglio dei Franchi sulla pace coi Saraceni, Rolando vuole andare con la forza e con le armi contro i Saraceni, contraddicendo re Carlo. Qui c’è una prima differenza con Boromir, che contraddice per difendere, mentre Rolando propone un’azione offensiva.

Rolando va contro un saggio consiglio anche quando la retroguardia, di cui fa parte, viene attaccata. Il suo amico Oliviero gli dice di suonare il corno per chiamare Carlo e il resto dell’esercito, ma il paladino, nipote di re Carlo, si rifiuta perché in patria perderebbe la fama e l’onore e si imbarca in un’impresa oltre le sue forze, oltre il limite. Come un eroe tragico della letteratura greca Rolando pecca di hybris, ossia la tracotanza che spinge l’uomo a voler sconfinare dai suoi limiti umani, facendosi dio.

Tuttavia l’atteggiamento del paladino medievale è di grande attualità: ogni giorno nel prendere decisioni siamo vittime di bias che non ci permettono di decidere in maniera 100% razionale.

Quando Boromir perde il senso del limite?

Quando si trova solo con Frodo e gli chiede di venire a Minas Tirith per combattere contro Sauron. Al rifiuto di Frodo, Boromir inizia a parlare in maniera concitata, immaginando come avrebbe sconfitto i nemici, diventando re. Qui il ruolo di amico, saggio consigliere, è interpretato da Frodo, che gli ricorda il Consiglio di Elrond. Di fronte alle parole dello hobbit, Boromir diventa sempre più concitato, perdendo definitivamente il senno e arrivando a minacciare Frodo di prendere l’Anello con la forza.

A differenza di Rolando, Boromir però si ravvede e chiede perdono a Frodo, ma è troppo tardi. Avrà tuttavia il suo riscatto, quando si imbarcherà anche in questo caso in un’impresa al di là delle sue forze, la difesa degli hobbit Merry e Pipino dagli orchi, quegli stessi piccoli mezzuomini che pensava di sopraffare con la forza.

Morirà difendendo i più deboli, in perfetta coerenza con se stesso, sarà un eroe, e questo il suo re, Aragorn, gli riconoscerà in punto di morte.

Credo che l’importante lezione che possiamo trarre da queste storie è che il limite non è una limitazione di se stessi e delle proprie possibilità, ma è per la vita. Rolando muore non per una fatalità, bensì perché non vuole chiedere aiuto quando sarebbe stato giusto e saggio farlo, mentre Boromir non capisce realmente la pericolosità dell’Anello, lo capisce solo quando ne rimane vittima, ed è troppo tardi.

Il limite è per la vita. Ricordiamocelo anche in questi difficili giorni.

Tanti auguri, Professor Tolkien!

2 Commenti

  • LadyCooman

    Un’articolo molto bene scritto e interessante.
    Questi personaggi sono molto più interessanti di quelli che non hanno mai un dubbio ed un tentennamento, sono molto più umani e dalle loro storie ed errori si può imparare molto.

    • libripervivere

      Grazie mille 😀
      Sì, anche a me piace molto il senso di umanità dei personaggi e infatti tendo a preferire quelli che non hanno una storia che fila liscia senza intoppi e quelli che sbagliano, ma sanno anche riconoscerlo, come Boromir. Perchè è vero che le morti di Rolando e Boromir si assomigliano, ma credo che Tolkien abbia giocato proprio con questa somiglianza per mostrarci un personaggio che è capace di rinsavire e comportarsi da eroe, anche se in senso stretto nessuno definirebbe Boromir un eroe.

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