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Recensione “Il viaggio di Halla” di Naomi Mitchison

Halla e il viaggio della vita

Oggi vi lascio la recensione de Il viaggio di Halla di Naomi Mitchison, una fiaba molto adatta alla stagione autunnale.

Foto del libro oggetto della recensione "Il viaggio di Halla" di Naomi Mitchison

Titolo: Il viaggio di Halla

Autrice: Naomi Mitchison

Titolo originale: Travel light

Traduttrice: Donatella Rizzati

Casa editrice: Fazi

Anno di pubblicazione: 2020 (originale 1951)

Pagine: 148

Recensione

Il viaggio di Halla è il viaggio della vita. Figlia di un re e subito abbandonata a causa della matrigna, ma salvata dalla tata-orso Matulli, Halla viene inizialmente allevata con gli orsi che poi l’affidano ai draghi, che la crescono. È il viaggio della vita perché si parte sempre da una “eredità” dei genitori, ma poi si deve abbandonare la casa e scoprire qual è il proprio posto nel mondo.

Il cammino di Halla inizia con un grande dolore, che però si dimostra necessario a crescere. La bambina impara che per intraprendere il suo viaggio deve essere leggera, ossia liberarsi del passato, anche se ciò non vuol dire dimenticarlo, ma non farsi zavorrare da esso.

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Essendo cresciuta coi draghi, Halla odia gli uomini e in particolare gli eroi, che uccidono i draghi e rubano il loro tesoro, disperdendolo. Tuttavia, nel suo viaggio Halla Terrore Degli Eroi imparerà a conoscere meglio gli uomini e ad accettarli, scoprendo anche un punto in comune: l’amore per la giustizia, che Halla ha ereditato dai draghi, ma che anima anche i tre viaggiatori diretti insieme a lei a Miklagard (nome norreno di Bisanzio).

Più volte nel corso della storia un personaggio farà una proposta ad Halla, una proposta che contiene un destino. Ecco allora che la vocazione della vita è sempre una chiamata, che Halla più volte rifiuta, perché non è pronta, ma che poi torna.

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Non è stato semplice per me ricostruire la geografia del viaggio di Halla perché, ignorante per quanto riguarda la lingua norrena, non sapevo che i nomi di luoghi che mi sembravano inventanti in realtà erano antichi nomi norreni, il sospetto mi è nato solo quando si è iniziato a parlare di Bisanzio e poi Olbia. Halla dovrebbe essere nata in Russia, dal momento che viene detto che la città di Holmgard (odierna Veliky Novgorod, in Russia appunto) era vicina al luogo in cui era nata. La tata che la salva però viene detto essere originaria della contea di Finamrk, nella Lapponia norvegese, al confine con la Finlandia e la Russia; quindi, è presumibile che qui Halla sia cresciuta. Nel corso del suo viaggio verso Miklagard/Bisanzio fa tappa a Kiev, mentre quando risale verso Holmgard si ferma ad Olbia.  

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La protagonista di questo romanzo, scritto nel 1951, è una femmina, ma la cosa non deve sorprendere se si sa che la Mitchison (1897-1999) aderì alle cause del femminismo e del socialismo, che fu molto attiva politicamente e che venne considerata come madre della tribù Bakgatla del Botswana. Halla non viene salvata da un eroe, non sposa un uomo per diventare la donna di casa e anziché essere aiutata dagli uomini, è lei ad aiutarli grazie al suo dono. Proprio a causa di questo, alcuni la considerano una strega, ma i più la chiamano Halla Dono di Dio. Non solo Halla, un altro personaggio femminile forte è la valchiria Steinvor, fiera, sprezzante degli eroi, pur sapendo che aiuteranno Odino nel Ragnarok. L’impegno politico a favore del socialismo si vede invece nella critica al potere di Bisanzio.

Per quanto riguarda lo stile, all’inizio il romanzo è piuttosto ironico grazie al capovolgimento delle aspettative del lettore sui draghi e gli eroi, quest’ultimi infatti sono crudeli e uccidono ingiustamente i draghi. La Mitchison non indugia troppo nelle descrizioni, ma riesce a rendere la magia dei luoghi con uno stile semplice e quasi sempre fiabesco. Nella parte ambientata a Bisanzio, infatti, lo stile si alza, diventando sicuramente meno comprensibile per i bambini.  

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Il romanzo viene catalogato come fantasy per bambini, sebbene sia anche un romanzo di formazione (come molti fantasy). Tuttavia, più che un fantasy a me ricorda proprio una fiaba e, come dice Calvino, le fiabe “sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi”.

Le mie impressioni

All’inizio della lettura definivo questo libro strano: il fatto che si esponesse il punto di vista dei draghi sugli eroi era qualcosa a cui non ero abituata, ma lo trovavo molto curioso. Ho molto apprezzato la centralità della mitologia norrena, poiché non avevo letto nessun libro con queste divinità. Halla, infatti, crede che la vita venga da Yggdrasil, l’albero cosmico, e teme che le Norne cambino il suo destino, incontra Odino, padre di tutte le cose, e chiacchiera con le valchirie che portano gli eroi nel Valhalla. Di conseguenza, sono rimasta sorpresa quando nella narrazione è comparso il Cristianesimo, religione in cui allo stesso tempo vengono messi in luce gli aspetti positivi, ossia la fede genuina e autentica dei tre viaggiatori greci, e la corruzione di Bisanzio, che lascia l’amaro in bocca ai tre uomini.

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Il finale della storia vede Halla trovare finalmente il suo posto nel mondo e lascia intuire qualcosa sul viaggio di Halla che non era chiaro nemmeno alla protagonista.

Consiglio questo libro a tutti coloro che sono in un momento di passaggio della loro vita, non a caso molti avvenimenti accadono in autunno, stagione che io associo sempre al cambiamento.

Voto: 🌻🌻🌻🌻🌻

Citazione: Ma lui la lasciò andare delicatamente e Halla capì che era soltanto la sua ferita che parlava alle cicatrici che lei stessa portava su di sé.

🌻🌻🌻

Vi è piaciuta la recensione de “Il viaggio di Halla” di Naomi Mitchison? Vi ho incuriosito? Ditemelo nei commenti 🙂

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